“Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”, cantava Francesco De Gregori nella memorabile canzone “La leva calcistica della classe ’68”. Questi tre attributi definiscono il ruolo dell’ala in campo, sia essa destra o sinistra. Juan Carlos Munoz, stella argentina del River Plate nei primi anni Quaranta, incarna perfettamente queste qualità, distinguendosi come uno dei maestri del cross nel mondo del calcio.

Il coraggio di Munoz emerge nell’affrontare l’abisso laterale, la linea laterale, durante l’intera partita. Il suo compito era impedire al pallone di oltrepassare quel limite, un impegno che richiedeva costante vigore e dedizione. L’altruismo di Munoz si manifestava nell’erogare cross impeccabili per i compagni, permettendo loro di segnare e godere dell’abbraccio della folla. La sua fantasia emergeva nei dribbling inventati e nei numeri d’alta scuola, rendendolo imprevedibile per gli avversari.

Il talento di Munoz fu fondamentale nella celebre “La Maquina” del River Plate, guidata dall’allenatore Renato Cesarini. Questa formazione, nota per il suo sistema offensivo audace, vedeva Munoz svolgere il ruolo di ala destra. Il modulo, uno WM con una marcata inclinazione offensiva, faceva sì che le ali si spostassero avanti e indietro sulla fascia, con Munoz incaricato di fornire cross precisi per gli attaccanti.

Il giornalista uruguaiano Borocotò descrisse il River Plate di quegli anni come una “macchina” ben oliata, elogiando i ritmi, l’allenamento, il morale e il valore individuale dei giocatori. Munoz, con la sua tenacia e raffinatezza tecnica, si rivelò l’elemento chiave di questo meccanismo perfetto. Senza di lui, la transizione dalla difesa all’attacco sarebbe stata compromessa.

La specialità di Munoz era il dribbling in velocità seguito da traversoni precisi. Non si perdeva in finte superflue, concentrandosi sull’essenziale: liberarsi del marcatore e consegnare il pallone agli attaccanti. Il suo tocco accurato e la capacità di far girare il pallone rendevano i suoi cross irresistibili, colpendo la palla con l’interno del piede.

In un’era in cui i traversoni spesso mancano di precisione, Munoz rappresenta un esempio di maestria nel fornire assist perfetti. Il suo approccio calibrato e la capacità di impattare il pallone nel punto giusto dimostrano che, anche nei decenni successivi, il calcio avrebbe potuto trarre ispirazione dal talento di questo maestro argentino degli angoli.

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