Martedì scorso, una serena serata post-partita a Belgrado, dopo un incontro di calcio tra Serbia e Montenegro valido per le qualificazioni al prossimo europeo, si è trasformata in un incubo per Uros Jankovic, agente di Adam Marusic. Jankovic è stato brutalmente assalito da un gruppo di uomini armati fuori da un noto ristorante della capitale, subito dopo aver festeggiato il compleanno del laterale della Lazio, in compagnia del calciatore, della madre, della compagna e della sorella di Marusic. L’aggressione è stata descritta come un “vero e proprio agguato”, e la polizia locale ha confermato la gravità dell’incidente.

L’agguato:

Secondo la testimonianza di Jankovic, l’agguato è avvenuto poco più di un’ora dopo la fine della partita. Dopo appena un’oretta e mezza trascorsa nel ristorante, Jankovic, Marusic e i loro familiari stavano per fare ritorno, quando sono stati sorpresi da un gruppo di uomini che hanno iniziato a colpirlo violentemente con una pistola. Jankovic ha riportato trenta o quaranta colpi alla testa e sul corpo, riportando una gamba rotta e ferite gravi al volto.

Adam Marusic è stato determinante nel salvare la vita di Jankovic, intervenendo per proteggere il suo agente, anche se ciò significava mettere a rischio la propria incolumità. La pistola è stata puntata anche contro di lui, ma fortunatamente nessuno ha premuto il grilletto.

Il movente:

La ricostruzione degli eventi e le indagini della polizia locale sembrano indicare che il movente di questa violenta aggressione sia legato a una presunta richiesta di denaro da parte di un’organizzazione considerata mafiosa. Jankovic ha dichiarato che questa organizzazione aveva tentato in passato di estorcere denaro da lui per il suo lavoro, ma questa volta l’aggressione è stata molto più violenta, a tal punto da definirla un “attacco terroristico”.

L’indagine e l’arresto:

Le indagini della polizia hanno portato all’arresto di tre sospetti, ma nei video dell’aggressione è evidente che più persone erano coinvolte. Jankovic afferma che in totale c’erano circa quindici aggressori con compiti precisi. Le prove video rappresentano un elemento chiave per l’indagine, e Jankovic si impegna a lottare affinché i responsabili vengano condannati e trascorrano molto tempo in prigione.

Il futuro:

Nonostante l’orrore subito, Jankovic è determinato a ottenere giustizia e a far incarcerare i colpevoli. Il suo socio, Mateja Kezman, non sembra temere per la sua vita, ma la vicenda getta un’ombra di preoccupazione sulla sicurezza dei professionisti del calcio in Serbia.

Marusic e la sua famiglia hanno deciso di non rilasciare dichiarazioni alla stampa al momento, ma si impegneranno a collaborare con le autorità per fare luce su quanto accaduto.

In conclusione, questo atroce episodio rappresenta un chiaro avvertimento sulla presenza di organizzazioni criminali nel mondo dello sport e la necessità di garantire la sicurezza dei professionisti del calcio e dei loro rappresentanti. La speranza è che la giustizia venga fatta e che gli aggressori siano puniti in modo esemplare.

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