Il trasferimento del processo dalla città di Torino a Roma ha generato un nuovo capitolo di incertezza nella lunga saga giuridica che coinvolge la Juventus Football Club. Inizialmente, la squadra era stata condannata dalla giustizia sportiva sulla base di accuse avanzate da una procura, tuttavia queste accuse non erano state ancora provate in un processo penale. Adesso, la situazione si è ulteriormente complicata poiché è emerso che la procura che ha originariamente sollevato le accuse contro la Juventus potrebbe essere stata incompetente, secondo le leggi vigenti.

Questa nuova svolta significa che il processo si è spostato da Torino a Roma, dove un altro pubblico ministero dovrà decidere se presentare o meno delle accuse contro i dirigenti del club bianconero. Tutto ciò solleva interrogativi significativi e potenzialmente paradossali. Immaginate il paradosso che si verificherebbe se il magistrato romano dovesse decidere di archiviare il caso, simile a quanto è avvenuto con la procura di Bologna per un altro club calcistico, che, tra l’altro, era coinvolto nello stesso presunto illecito.

La conseguenza potrebbe essere una situazione in cui, dal punto di vista penale, la Juventus viene dichiarata innocente, ma nel contesto sportivo riceve una dura condanna basata sugli stessi elementi di prova. Questa è l’insostenibile autonomia del giudicato sportivo, come è concepito oggi, che si basa su prove che derivano esclusivamente dal processo penale prima ancora che queste siano state debitamente verificate. Questo è un esempio lampante di giustizia sommaria, una forma di giustizia che la comunità civile, sia nel mondo dello sport che al di fuori di esso, dovrebbe respingere.

La stagione appena conclusa, con la Juventus penalizzata di dieci punti e successivamente esclusa dalle Coppe, è stata indubbiamente un periodo oscuro per lo sport. Questo evento ha danneggiato la credibilità dello sport stesso. Tuttavia, è anche un esempio di ingiustizia autentica. La situazione sembra applicare due pesi e due misure, condannando la Juventus e assolvendo i club che hanno partecipato allo stesso presunto illecito sportivo. Questo risultato aberrante e illogico danneggia l’intero sistema sportivo. Criticare questa situazione non significa ignorare il problema delle plusvalenze, che è indubbiamente una questione da affrontare. Il fenomeno delle plusvalenze è diffuso ed è un segno di opacità nell’economia dello sport. Tuttavia, la risposta a questa problematica è stata una repressione indiscriminata, invece di regole contabili più rigorose che sono state discusse per anni. Questo approccio punitivo è sempre un segno di giustizia parziale, peggiora ulteriormente le relazioni e danneggia la reputazione dell’intero sistema, senza affrontare veramente la radice del problema.

La vicenda legale che coinvolge la Juventus è un riflesso di una giustizia sportiva che necessita di una revisione approfondita. Il sistema attuale sembra incapace di bilanciare adeguatamente le questioni penali e sportive, creando situazioni paradossali e dannose per il mondo dello sport.

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